ANTICHI MESTIERI CON SCENETTE E CANTI

L'ARROTINO - Canto e scenetta
L'arrotino
« ‘L moulita! Moulita!! ». A questo richiamo, le donne che avevano forbici, coltelli od utensili da affilare, circondavano l'arrotino (questo significa moulita) e pazientemente, in coda, aspettavano il proprio turno d'essere servite, senza spingersi.
Infatti, l'abile armeggiare di lame di tutti i tipi, incuteva rispetto per questo artigiano che, spostandosi di cortile in cortile, dopo aver gridato la propria presenza, in silenzio affilava ogni cosa tranne le lingue che, a suo dire, erano già abbastanza taglienti.
L'attrezzatura era molto semplice. Sopra un robusto supporto di legno poggiava la “mola” agganciata a ferri di particolare fattezza che, collegati ad un pedale, quasi per magia, trasformavano il movimento cadenzato del piede, su e giù, in moto rotatorio.
Tutto qui? Certo che no! Il moulita di suo, ci metteva tutto quel che mancava: la propria abilità!
La canzone narra di un giovane mouletin, figlio d'arte, che assieme al padre gira il mondo, il suo piccolo mondo, e si guadagna da vivere. Conduce una vita semplice, a contatto con gente semplice, mangia e beve semplice: cibi genuini e buon vino. Padre e figlio, rubicondi, sono il ritratto della salute.

LO STAGNINO - Canto e scenetta
IL MAGNANO
Lo stagnino, è una figura ormai scomparsa, ma fino agli anni 50, nei giorni stabiliti del mese, arrivava con le sue attrezzature ed urlando invitava chi aveva bisogno di riparare una pentola o quant'altro di avvicinarsi. Egli le riparava subito ma, se il danno fosse stato grave, le portava via per riportarle la volta successiva. Non sempre andava tutto liscio, qualche volta capitavano degli imprevisti sentimentali.

PIÄNTA PIANTÀ ‘NT’I PRA - Canto e scenetta
Pianta
È un buon esempio di canzone iterativa in dialetto galliatese che, nella sua tradizione, ne annovera tante altre. Questa pare inventata da un taglialegna che racconta di una pianta che una volta faceva bella mostra di se, in un prato e non era una qualsiasi pianta ma, notate bene, aveva un tronco, le diramazioni, i rami, le foglie con tutte le sue parti le une attaccate alle altre e, per finire, un nido intrecciato tra le foglie. Qui termina il testo classico riportato nei testi ufficiali ma, si narra, che, una volta, il racconto, affidato alla fantasia di chi lo cantilenava, sia durato … quanto la preparazione di diversi quintali di legna pronta da ardere.

I CARRETTIERI CON LE FRUSTE - scenetta
Fruste
Fino a metà del secolo scorso a Galliate esistevano i carrettieri, che con i loro carri trainati da cavalli trasportavano la tela dalla tessitura, al centro del paese, alla stamperia od alla confezione, situate alla periferia od in altre località limitrofe.
Per far correre i cavalli usavano le fruste.
Proprio il recupero di questo mestiere, ormai scomparso con l'avvento degli automezzi, ci ha lasciati con il ricordo del rumore dello schioccare delle fruste.

LA RANZA - Canto e scenetta
Ranza
La ranza, in Italiano "falce fienaia" è un attrezzo usato per il taglio del fieno, del grano e della erbe in genere; quasi in disuso, oggi è sostituita da attrezzi meccanici di tutte le dimensioni: dal piccolo rasa erba a corda alle mastodontiche mietitrebbia.
Quando si faceva tutto a forza di braccia, era un attrezzo indispensabile e molto efficace finché teneva il filo della lama; per mantenerlo efficiente in campagna si usava la cote. Per rifare il filo molto usurato si posava la ranza su una piccola incudine a forma di grosso chiodo, conficcata in un ceppo o nel terreno e la si batteva con un apposito martello.
L’operazione richiedeva molta maestria e iniziava col battere la lama dal lato più largo fino in punta. Alcuni, i più saggi, provvedevano all’affilatura nel campo da falciare; altri riaffilavano l’attrezzo sull’aia alle prime luci, per la delizia del vicinato reso partecipe della levataccia e del lavoro a cui si sarebbe apprestato nella giornata.
Durante lo spettacolo l’operazione di affilatura è fatta secondo la tradizione e accompagnata dal canto “La ranza”.

LA RACCOGLITRICE - Canto e scenetta

Il granoturco o mais, in verità, è una graminacea originaria dell’America Centrale che da molto tempo è coltivata nel Nord Italia dove gli abitanti prendono il nome dal prodotto alimentare che ne deriva e sono detti “Polentoni”.
Il mais richiede molte lavorazioni quali abbondante concimazione, zappatura e rincalzatura; oggi lo si coltiva impiegando in ogni fase imponenti macchinari. Un tempo, tutto era fatto a mano e, dopo la raccolta, le pannocchie di mais ancora nel cartoccio di brattee, erano accatastate in attesa di essere spannocchiate, legate ed appese alle ringhiere dei casolari ad asciugare.
Al mais ed alla polenta sono dedicate canzoni popolari in tutti i dialetti della Pianura Padana. In particolare ve n’è una piemontese che narra del lavoro di raccolta e sfogliatura; il canto continua e spiega che, terminata la fatica, si mette a cuocere la polenta e, mentre la si gira, ci si scalda al fuoco e s’intrecciano storie d’amore tra baldi giovanotti e belle fanciulle .

LA PIEMONTESINA - Canto e scenetta
PIEMONTESINA
Questa canzone originaria di Torino è ormai da molti anni entrata nella tradizione popolare Italiana come simbolo di tutto il Piemonte. Racconta la storia di due studentelli innamorati che al termine degli studi si devono lasciare e si salutano portando sempre nel cuore il loro amore.

LA MARIOLÀ- Canto
Questo brano in dialetto Piemontese è la canzone di un uomo che decide di sposarsi. Lui non ha una fidanzata, ma proprio ora si mette a cercare la donna ideale; nel canto ci descrive le caratteristiche che questa dovrebbe avere, ma non riuscendo a trovarla decide di rituffarsi nelle gioie del vino.

LA RISAIA - Canto
CANTO
È una canzone tipica del Basso Novarese e del Vercellese, dove il riso da sempre è la cultura primaria ed un tempo il lavoro più diffuso era quello della mondina. Oggi l'attività di queste donne è stata sostituita da macchine e mezzi moderni, ma la figura della mondina rimane sempre viva nella mente di tutti ed è entrata a far parte della tradizione.

LA CRICCA - Canto
È una nota canzone delle vallate Torinesi. Protagonista del brano è una allegra compagnia di buontemponi amanti della montagna e del buon vino. Scopo della banda è quello di far dimenticare, con i suoi canti, la malinconia ed i problemi della vita.

CATARINÎN - Canto e scenetta
CATARINÎN
Tipica scenetta Galliatese è la buffa storia di due sposini alla loro prima notte di matrimonio. Come nelle usanze di un tempo si trovano per la prima volta da soli; il marito ansioso si precipita subito a letto, ma la moglie pressa dall’imbarazzo inventa mille scuse per non coricarsi, fino ad arrivare al mattino seguente senza cedere alle voglie del marito.

I MATI DA GAJÀ - Le ragazze di Galliate - Canto e scenetta
Questa è una filastrocca tipica del nostro paese che come ogni cittadina è divisa in vari rioni. La canzone racconta con ironia le usanza e i difetti delle ragazze di ogni rione Galliatese.